
Due ori olimpici. Basterebbe questo, per definire la grandezza di Yuzuru Hanyū. Secondo pattinatore del Dopoguerra a vincere due ori olimpici consecutivi nella gara maschile di pattinaggio di figura, a 66 anni di distanza dal doppio successo di Dick Button, ma in un’epoca molto più competitiva.Primo pattinatore asiatico a vincere l’oro nella gara maschile, tuttora unico pattinatore asiatico a vincere due ori olimpici. Gli ori sono affiancati da innumerevoli altri successi, due ori mondiali, un totale di 7 medaglie mondiali (secondo pattinatore del Dopoguerra a raggiungere questa cifra dopo Jan Hoffmann), vincitore di quattro finali del Grand Prix consecutive (l’unico altro uomo a vincerne quattro, non consecutive, è stato Evgeni Plushenko), al momento unico atleta maschile ad aver completato il Super Grand Slam, cioè a vincere le due più importanti competizioni internazionali junior (finale del Grand Prix e Campionato del mondo) e le quattro più importanti competizioni internazionali senior (Giochi olimpici, Campionato del mondo, finale del Grand Prix e Campionato dei quattro continenti). A questi successi si aggiungono sei campionati nazionali senior, 19 record del mondo (più di qualsiasi altro pattinatore dell’artistico), l’essere stato il primo pattinatore a eseguire il gara il quadruplo loop e diversi tipi di combinazioni, il primo a provare il quadruplo axel ai Giochi olimpici e il fatto di essere salito su uno dei podi senior più importanti per 11 stagioni di fila, vincendo una medaglia in tutte le gare a cui ha partecipato per oltre 7 anni.
Yuzuru Hanyū è, secondo un riconoscimento quasi unanime, il più grande pattinatore di tutti i tempi. Lo è per i successi che ha ottenuto, per il modo in cui li ha ottenuti, per come ha cambiato il pattinaggio e per quello che sta continuando a fare, anche dopo aver lasciato le gare. Ciascuna fase della sua carriera, ciascuno dei suoi programmi, il suo modo di lavorare e quello di porsi sul ghiaccio, i concetti che stanno alla base del suo lavoro, ma anche le attività al di fuori della pista, meritano tutti di essere studiati con attenzione. Qui ci limiteremo a un breve sommario, lasciando gli approfondimenti alle varie sezioni.
Le gare giovanili
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Hanyū inizia a pattinare a quattro anni. Dei primi anni si sa poco, all’inizio è allenato da Mami Yamada, poi passa sotto la guida tecnica di Shoichiro Tsuzuki. La prima gara importante è il Campionato nazionale di categoria novice B a cui partecipa nell’ottobre del 2004. La vittoria lo fa entrare nel giro dei pattinatori promettenti, quelli su cui il Giappone punta per il futuro, e in dicembre vene inviato in Finlandia per la sua prima gara internazionale, la Santa Claus Cup. Il livello è più alto, la categoria è la novice A, ma lui vince ugualmente.
Non tutto però va nel modo migliore, perché la sua pista chiude per problemi economici e il suo allenatore si trasferisce in un’altra città. Allenato da Tatsuyoshi Matsuda, con poco tempo a disposizione per allenarsi, in una pista lontana da casa e troppo affollata, fatica a migliorarsi. Nel 2005 la medaglia che vince al Campionato nazionale di categoria B è d’argento, nel 2006 passa alla categoria A e si deve accontentare del bronzo, quindi viene invitato al Campionato nazionale nella categoria junior, dove si piazza al settimo posto. In questo periodo Hanyū inizia ad allenarsi con Nanami Abe, in primavera la sua vecchia pista riapre, e per lui è un momento di svolta. Nell’ottobre del 2007 vince il Campionato nazionale nella categoria novice A, e un mese più tardi diventa il primo pattinatore appartenente alla categoria novice a vincere il bronzo nella gara junior, stabilendo il suo primo record di precocità.
In dicembre compie 13 anni, nell’estate del 2008 è ormai abbastanza grande per partecipare alle gare junior internazionali, e nella sua prima gara del Grand Prix ottiene un incoraggiante quinto posto. L’inserimento del triplo axel nei suoi programmi di gara consente a Hanyū di fare un salto di qualità, e al Campionato nazionale junior stavolta vince l’oro. Il 12° posto al Campionato del mondo junior, dove è uno degli atleti più giovani, per lui è uno stimolo per migliorarsi, con l’obiettivo non solo di salire sul podio, ma di salire sul gradino più alto. L’impresa arriva nella stagione successiva, la 2009-10: fra gare internazionali e Campionato nazionale di categoria partecipa a cinque competizioni, e le vince tutte, comprese la finale del Grand Prix junior, ed è un altro record di precocità, e il Campionato del mondo junior. Solo al Campionato nazionale senior, cui partecipa per la seconda volta dopo l’8° posto dell’anno prima, si ferma in 6° posizione.
Il primo ciclo olimpico (2010 – 2014)
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A quindici anni, avendo appena superata l’età minima per passare nella categoria senior, e non avendo più obiettivi in quella junior, Hanyū inizia a gareggiare fra i grandi. Nella prima gara, l’NHK Trophy del 2010, atterra il suo primo quadruplo, un toe loop. Il primo podio arriva in febbraio, al Campionato dei quattro continenti, dove è stato inviato dalla sua federazione in seguito al quarto posto nel Campionato nazionale. Due ottimi programmi gli valgono la medaglia d’argento, facendo di lui il pattinatore più giovane a salire sul podio di questa gara, primato di precocità tuttora imbattuto.
Sembra che vada tutto bene, le prospettive per il futuro sono incoraggianti, ma l’11 marzo del 2011 si verifica il Terremoto del Tohoku. La scossa, di magnitudo 9.1, è seguita da uno tsunami devastante, che danneggia anche la centrale nucleare di Fukujima dai-ichi. I morti sono circa 20.000. Hanyū trascorre con la famiglia quattro giorni in un centro di accoglienza per terremotati e si interroga sul futuro. Ricomincia a pattinare lontano da casa, perché la sua pista è stata danneggiata, e con il peso di essere indicato dai media come un simbolo di speranza. Lui che ha solo 16 anni, sente di voler fare del suo meglio per portare un po’ di gioia a chi guarderà le sue prestazioni. La sua prima vittoria in una gara del Grand Prix, la Rostelecom Cup del 2011, gli frutta la sua prima partecipazione alla finale del Grand Prix, dove si classifica quarto. Al Campionato nazionale vince una medaglia di bronzo e con la medaglia anche la possibilità di partecipare per la prima volta al Campionato del mondo. La gara però inizia male, con un infortunio alla caviglia destra durante gli allenamenti ufficiali.
Non è il primo problema di salute che deve affrontare. Avendo l’asma, fatica sempre ad arrivare in fondo alle gare, e altre volte c’erano stati infortuni di varia entità. Stavolta, con la caviglia che non lo sostiene nel modo adeguato e la mente non del tutto focalizzata sui salti, sbaglia l’ultimo salto del programma corto e si ritrova al settimo posto, una posizione che gli fa sentire di aver tradito la fiducia degli abitanti del Tohoku. Il libero che propone il giorno dopo è epico. Un quadruplo toe loop e un triplo axel straordinari in apertura, una caduta banale nella sequenza di passi e, subito dopo, una combinazione triplo axel-triplo toe loop enorme, eseguita come se fosse la cosa più facile del mondo. Il secondo programma libero gli vale la medaglia di bronzo.
Un mese più tardi si trasferisce a Toronto per allenarsi alla scuola di Brian Orser e Tracy Wilson. I risultati si vedono fin da subito. Nel programma libero entra il quadruplo salchow, in gara arrivano due record del mondo per il punteggio del programma corto, quindi l’argento nella finale del Grand Prix, il primo titolo nazionale senior, un altro argento al Campionato dei quattro continenti, per chiudere la stagione con un quarto posto mondiale, ottenuto pattinando con determinazione nonostante infortuni a entrambe le gambe. La stagione 2013-14 inizia all’inseguimento, con qualche prestazione poco convincente, ma man mano Hanyū riduce il suo svantaggio d Patrick Chan, tre volte campione del mondo in carica, e alla finale del Grand Prix riesce a superarlo, stabilendo un nuovo record del mondo nel programma corto e vincendo per la prima volta il titolo. Dopo il secondo titolo nazionale, la consacrazione arriva ai Giochi olimpici di Sochi nel 2014. Con un programma corto perfetto Hanyū stabilisce il suo quarto record del mondo, superando per la prima volta nella storia i 100 punti nel primo segmento di gara. Nel libero commette alcuni errori, ma è comunque il migliore della giornata, con un punteggio totale che è superiore a quello con cui l’anno prima Chan aveva vinto il suo terzo titolo mondiale. Hanyū diventa non solo il primo pattinatore giapponese, ma il primo asiatico, a vincere l’oro olimpico nella gara maschile, e il secondo più giovane, preceduto dal solo Dick Button, più giovane di lui di alcuni mesi nel 1948. Hanyū chiude la stagione con un altro successo, al Campionato del mondo.
Il secondo ciclo olimpico (2014 – 2018)
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Quasi sempre il campione olimpico, ormai appagato dal successo, lascia le gare. Hanyū invece sente che ci sono ancora tante cose che può fare, ed è disturbato dagli errori commessi nel libero che gli ha dato il titolo. Lui sa che il suo pattinaggio non è quello, e vuole dimostrarlo. La stagione 2014-15 però si rivela un incubo. Nel riscaldamento che precede il programma libero della prima gara, la Cup of China, si scontra violentemente con un altro pattinatore. Rimane disteso sul ghiaccio per un minuto prima che venga aiutato a rialzarsi. Nonostante le ferite, bendato e ancora sanguinante, decide di pattinare ugualmente. Il secondo posto che ottiene quel giorno nonostante cinque cadute, e il quarto della gara successiva, alla quale si presenta ancora sofferente e quasi senza allenamento, gli consentono di qualificarsi per la finale. Che puntualmente vince, così come vince il successivo Campionato nazionale. Subito dopo però è costretto a operarsi all’uraco, un residuo del cordone ombelicale che probabilmente si è irritato, causandogli un’infezione, a causa dell’incidente avvenuto in pista un mese e mezzo prima. Ritorna a gareggiare al Campionato del mondo, dopo nemmeno tre mesi, ma la condizione non è delle migliori e si deve accontentare dell’argento.
La distruzione del codice di punteggi che regola le gare si verifica fra novembre e dicembre 2015. Hanyū era già il campione olimpico, nonostante un inizio di stagione un po’ in sordina tutti sapevano che non bisognava sottovalutarlo. Ma fra il 27 e il 28 novembre Hanyū domina l’NHK Trophy a un livello che nessuno poteva prevedere. Nel programma corto aggiunge il secondo quadruplo, nel libero i quadrupli sono tre, due toe loop e un salchow, ogni elemento è eseguito in modo impeccabile, e Hanyū sbriciola tutti i record del mondo precedenti. Quei programmi sono una dimostrazione di forza impressionante per l’altissimo livello tecnico fuso con un contenuto artistico notevolissimo. Due settimane più tardi vince per la terza volta la finale del Grand Prix, migliorando ulteriormente tutti i primati. Da questo momento gli altri pattinatori inizieranno a inserire il maggior numero possibile di quadrupli nei loro programmi in modo di ottenere punteggi più alti, anche a costo di eliminare dai programmi stessi tutti ciò che non è un elemento tecnico espressamente richiesto dal regolamento, e i giudici inizieranno a essere molto più generosi nell’assegnazione dei voti agli altri pattinatori. La supremazia schiacciante di Hanyū dura poco, e non solo per il modo in cui vengono assegnati i voti. Una lesione di Lisfranc al piede sinistro, che si fa dolorosamente sentire soprattutto nella puntata del toe loop e nello stacco dell’axel, lo condiziona limitando i suoi allenamenti e portandolo a commettere alcuni gravi errori al Campionato del mondo. Per la seconda volta vince l’argento.
Nell’autunno del 2016 Hanyū diventa il primo pattinatore a completare in gara il quadruplo loop. Il suo libero ormai comprende quattro quadrupli, in dicembre diventa il primo pattinatore in una delle gare individuali a vincere la finale del Grand Prix per quattro anni di fila, ma un’influenza lo costringe a rinunciare al Campionato nazionale, vinto nelle ultime quattro edizioni. Il ritorno in gara coincide con il terzo argento al Campionato dei quattro continenti dopo quelli del 2011 e del 2013, con un errore per programma ma anche una lucidità straordinaria nel cambiare i suoi salti durante il programma libero per minimizzare i danni legati all’errore. Il primo aprile, al Campionato del mondo di Helsinki, realizza uno dei suoi capolavori. Altri dopo di lui avrebbero eseguito liberi contenenti un maggior numero di quadrupli, nessuno lo avrebbe fatto in programmi così ricchi di passaggi di transizione e con una tale perfezione in ogni istante della prestazione. Il secondo titolo mondiale, con tanto di nuovo record del mondo nel secondo segmento di gara, è suo.
La stagione olimpica è brevissima, due gare in autunno, un ulteriore record del mondo nel programma corto stabilito nella prima, il quadruplo lutz atterrato per la prima volta in gara nella seconda, quindi un infortunio alla caviglia destra. Un mese e mezzo di stop totale, un recupero graduale, con i primi quadrupli atterrati di nuovo per la prima volta solo 10 giorni prima dei Giochi olimpici. Eppure nessuno lo sa, e nessuno se ne accorge, fino a quando non è lui a dirlo. Con una sola caviglia funzionante, ciò che Hanyū fa a PyeongChang entra immediatamente nella leggenda. Il programma corto è straordinario, il libero contiene due imperfezioni, nulla di troppo grave, e Hanyū diventa il primo pattinatore in 66 anni a difendere il titolo olimpico nella gara maschile, il secondo nel Dopoguerra dopo Dick Button.
PYEONGCHANG 2018
Il terzo ciclo olimpico (2018 – 2022)
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Hanyū potrebbe ritirarsi, tutti si aspettano che lo faccia, invece lui decide di continuare a gareggiare. Il sistema di giudizio è cambiato, diventando molto più soggettivo, e soprattutto rendendo molto più devastante ogni errore di valutazione compiuto dai giudici. Hanyū apre la stagione 2018-19 vincendo, e fissando altri quattro record del mondo, quindi si infortuna di nuovo alla caviglia destra e si deve fermare per alcuni mesi. Al rientro, al Campionato del mondo, nonostante due record del mondo si deve accontentare dell’argento, frenato dai suoi errori ma anche dalla tendenza dei giudici ad assegnare voti alti a chi esegue il maggior numero di quadrupli, soprattutto quelli ritenuti più difficili come flip e lutz, indipendentemente dalla qualità di esecuzione. Non va meglio nella stagione successiva, con i successi nelle gare del Grand Prix ma un altro secondo posto nella finale del Grand Prix, gara a cui partecipa dopo due anni di assenza. Al Campionato nazionale l’assenza è stata di tre anni, il risultato è un’altra delusione sotto forma di argento.
A questo punto Hanyū decide di cambiare. Dopo aver provato a inseguire i risultati, dopo aver recuperato il quadruplo lutz e aver completato un programma contenente cinque quadrupli, ma che gli ha dato l’impressione di essere impegnato solo a saltare, facendo qualcosa che dal punto di vista espressivo valeva poco, torna ai programmi del passato e si focalizza sul pattinaggio. Il successo al Campionato dei quattro continenti del 2020 è significativo non solo perché questa rimarrà la sua ultima vittoria internazionale. Nel programma corto Hanyū stabilisce il suo 19° e ultimo record del mondo, e nel momento in cui vince la gara diventa il primo uomo a completare il Super Slam, a vincere cioè tutte le più importanti gare internazionali a livello junior (Finale del Grand Prix e Campionato del mondo) e a livello senior (Giochi olimpici, Campionato del mondo, finale del Grand Prix e Campionato dei quattro continenti).
Con lo scoppio della pandemia Hanyū torna in Giappone. Da questo momenti si allena da solo, di notte, sulla pista dell’Ice Rink di Sendai su cui aveva iniziato a pattinare tanti anni prima. Nel dicembre del 2020, dopo quasi 10 mesi di assenza dalla scena pubblica, vince nuovamente il Campionato nazionale, presentando un libero perfetto che può essere paragonato solo a quello con cui nel 2017 aveva vinto il suo secondo titolo mondiale. In marzo inizia il Campionato del mondo con il miglior programma corto, ma un attacco d’asma subito prima del libero lo porta a commettere diversi errori. Quella che vince è una medaglia di bronzo, la settima, un primato nella gara maschile del Dopoguerra che condivide con Jan Hoffmann.
Quella che sarà la sua ultima stagione agonistica inizia con un nuovo infortunio che gli impedisce di partecipare al circuito Grand Prix. La prima gara è il Campionato nazionale, con un programma corto nel quale spariscono quasi completamente i passi incrociati, quelli che servono per prendere velocità, e che è un unico fluire di passaggi di transizione. Il programma corto più difficile mai presentato da chiunque, con la difficoltà che è data non solo dai due salti quadrupli, i più “semplici” secondo il regolamento, ma da tutto quello che c’è in mezzo, apparente semplice per la naturalezza con cui Hanyū si muove, in realtà difficilissimo. Nel libero Hanyū presenta in gara il quadruplo axel. Sono anni che ci lavora, nessuno lo ha mai completato, un unico pattinatore lo ha provato, senza riuscire a rimanere in piedi. Hanyū in piedi ci rimane, ma l’atterraggio avviene su due piedi e manca mezza rotazione, perciò al salto viene assegnato lo stesso valore di un triplo. È l’unica sbavatura di un programma che consente a Hanyū di vincere il suo sesto titolo nazionale, solo Nobuo Sato ne ha vinti più di lui.
Nei Giochi olimpici la sfortuna si accanisce contro Hanyū . Un buco nel ghiaccio gli impedisce di eseguire il primo quadruplo del programma corto e lo relega in ottava posizione, una slogatura alla caviglia destra mette a rischio la sua partecipazione al libero. Come ha fatto tante volte in passato, Hanyū si affida agli antidolorifici e scende in pista per presentare il suo quadruplo axel. Il salto si conclude con una caduta, la rotazione è incompleta, manca oltre un quarto di giro, ma la determinazione ad andare avanti nonostante tutto gli vale l’ammirazione incondizionata di chi assiste alla gara. Sul secondo salto la caviglia lo tradisce, arriva un’altra caduta, ed è l’ultimo problema di quello che è il terzo libero della giornata e che alla fine gli vale il quarto posto. Dopo oltre sette anni, Hanyū per la prima volta non sale sul podio. È la sua ultima gara. L’infortunio gli impedisce di partecipare al Campionato del mondo, e in luglio arriva l’annuncio del passaggio al professionismo.