di Martina Frammartino
(per il dettaglio della stagione 2021-22 consultare la pagina: https://www.yuzuruhanyuitalia.it/2018-22/stagione-2021-2022/ )
Dopo PyeongChang Hanyū si sarebbe potuto fermare. Tutti si aspettavano che lo facesse. Nel Dopoguerra gli unici pattinatori a continuare a gareggiare dopo aver vinto due ori olimpici consecutivi sono stati la coppia di artistico sovietica composta da Ludmila Belousova/Olog Protopopov e la pattinatrice di coppia sovietica Irina Rodnina, vincitrice di tre ori con due partner diversi. Gli altri, quasi tutti dopo aver vinto un unico oro, Dick Button, Katarina Witt, Artur Dmitriev (vincitore di due ori con due partner diverse), Oksana Grishuk/Evgeni Platov e Tessa Virtue/Scott Moir, si erano fermati dopo aver vinto il secondo oro. Gareggiare per un ulteriore ciclo olimpico, dopo aver vinto tutte le gare più importanti almeno due volte, era inimmaginabile. Tutto era contro Hanyū, dalla pressione mediatica senza precedenti all’età, ritenuta eccessiva per un pattinatore che esegue salti quadrupli – a PyeongChang Hanyū aveva 23 anni, a Pechino ne avrebbe avuti 27, e di pattinatori che inseriscono nel loro programma libero quattro quadrupli a 27 anni al momento se n’è visto uno solo, ed è proprio Hanyū – fino al nuovo regolamento.
Sono stati proprio il regolamento e la sua applicazione i principali avversari di Hanyū nel quadriennio, perché le regole varate nella stagione 2018-19 hanno donato molto più potere ai giudici, e quando i giudici commettono un errore le conseguenze sul punteggio sono maggiori. Per anni Hanyū ha lottato contro infortuni che hanno continuato a tormentarlo, ma anche contro voti troppo bassi, che non riconoscevano la qualità degli elementi da lui eseguiti, fino a quando, nel febbraio del 2020, ha deciso di non curarsi più (troppo) del punteggio. Aveva vinto il Campionato dei quattro continenti diventando il primo uomo a completare il Super Slam, a vincere tutte le gare internazionali più importanti (due junior, quattro senior), ma il suo programma corto, la Ballata di Chopin, eseguita in modo perfetto, aveva ricevuto voti più bassi rispetto a quelli che aveva ricevuto nel 2015. Lo scollamento fra la sua consapevolezza di essere migliorato, e valutazioni esterne che dicevano che era peggiorato, lo avevano portato a decidere di focalizzarsi su ciò che poteva controllare, cioè la sua prestazione, indipendentemente da tutto il resto.
Subito dopo, scoppiata la pandemia di COVID-19, era tornato in Giappone e aveva iniziato ad allenarsi da solo, di notte, all’Ice Rink di Sendai. Qualcosa di inconcepibile per un atleta di alto livello. I pochi che avevano provato ad allenarsi da soli, in passato, avevano ottenuto risultati deludenti. Hanyū invece era andato avanti e, pur con le preoccupazioni legate al COVID-19, aveva vinto il Campionato nazionale nel 2020 presentando un libero straordinario sulle musiche di Isao Tomita. Dopo SEIMEI, che raccontava la storia di un mago vissuto nel X secolo, in Ten to chi to Hanyū aveva rivestito i panni di Uesugi Kenshin, uno dei più stimati daimyo e signori della guerra giapponesi, vissuto nel XVI secolo. Quel libero, quattro quadrupli, passaggi di transizione intricati, tutti gli elementi eseguiti in modo perfetto, era diventato il miglior programma libero mai eseguito da chiunque, affiancato solo da Hope and Legacy, il libero con cui Hanyū aveva vinto il suo secondo oro mondiale nel 2017. Altri hanno eseguito programmi comprendenti un maggior numero di quadrupli, nessuno lo ha fatto con la stessa qualità. Qualità che Hanyū non era riuscito a riproporre al Campionato del mondo. Primo dopo il programma corto, era stato colpito da un forte attacco d’asma subito prima del libero, e tutto quello che aveva potuto fare era fare del suo meglio. Numerose imprecisioni, nessuna caduta, lo avevano fatto scendere al terzo posto, consegnandogli la settima medaglia mondiale. Nel Dopoguerra gli unici uomini che ci sono riusciti sono lui e Jan Hoffman. E, cosa per lui più importante, quella prestazione gli aveva consentito di raggiungere il suo obiettivo, conquistare tre posti per il Giappone agli imminenti Giochi olimpici.
I Giochi olimpici, già. L’obiettivo più importante per tutti i pattinatori, per gli atleti di tantissimi sport. Ma cosa è importante per lui? Ha già vinto due ori. È già arrivato al vertice. Più in alto non può andare. Certo, c’è sempre la possibilità di vincere un terzo oro. Ci sono riusciti in pochissimi. Un uomo e una donna fra le due guerre, lo svedese Gillis Grafström fra il 1920 e il 1928 e la norvegese Sonja Henie fra il 1928 e il 1936, più Irina Rodnina, pattinatrice di coppia vincitrice di tre ori con due partner diversi fra il 1972 e il 1980. Non è facile, gli ultimi anni sono stati difficili, ma la possibilità c’è. Cosa servirebbe per vincere? Programmi impeccabili, certo, ma ha visto nelle ultime tre stagioni che la qualità da sola non basta, che non viene più riconosciuta. Per aumentare le sue possibilità di successo dovrebbe alzare il valore base. Eseguire un quadruplo lutz al posto del quadruplo salchow nel programma corto gli consentirebbe di alzare il valore base di 1.80 punti. Ha eseguito un quadruplo lutz perfetto nella finale del Grand Prix nel 2019, ne avrebbe eseguito un altro per il video musicale Bow and Arrow nel 2025. Se lui volesse, potrebbe eseguire il quadruplo lutz nel 2022. Quanto al programma libero…
Alla finale del Grand Prix del 2019 aveva eseguito cinque quadrupli. Alla fine era stanchissimo, tanto è vero che aveva sbagliato l’ultimo elemento di salto eseguendo solo un axel singolo invece della prevista sequenza triplo axel-triplo axel. Però lui non era arrivato a quella gara con l’idea di eseguire cinque quadrupli, aveva modificato il layout all’ultimo momento spinto dalla delusione legata a un errore che aveva commesso nel programma corto. Non si era allenato per un programma così impegnativo. Nella primavera del 2021 se avesse voluto avrebbe potuto migliorare la resistenza fisica. Lo proveranno i suoi solo show in seguito, Prologue, del 2002, in cui pattina per quasi mezz’ora, e le Ice story, Gift, del 2023, Re_Pray ed Echoes of Life, tour degli inverni 2023-24 e 2024-25, in cui il tempo di pattinata e il numero dei quadrupli cresceranno notevolmente. Sul suo canale YouTube nel 2023 pubblicherà Boku no koto, programma di oltre cinque minuti che comprende cinque quadrupli, e che lo abbia pattinato senza interruzioni, come se fosse in una gara, è provato da un video non editato che si trova nella sezione per abbonati del suo canale. Se volesse, Hanyū potrebbe ideare un programma comprendente cinque quadrupli. Sarebbero circa 6 punti in più di valore base rispetto all’ultimo Ten ti chi to, dipende dall’ordine in cui collocherebbe degli elementi, volendo potrebbe essere anche qualcosa di più. Volendo.
Nel 2018 Hanyū aveva deciso di proseguire la sua carriera agonistica perché voleva atterrare in gara il quadruplo axel. Era un sogno che aveva fin da quando era bambino, di cui aveva parlato in diverse occasioni anche prima di vincere i suoi ori olimpici. L’unico quadruplo che non era ancora stato atterrato da nessuno. L’unico a provarci, nel 2018, era stato Artur Dmitriev Jr., ma i suoi tentativi, uno in una gara internazionale, due in gare nazionali, si erano conclusi con una caduta e con il salto degradato a triplo perché alle rotazioni mancava oltre mezzo giro. Hanyū aveva iniziato ad allenarsi seriamente sul quadruplo axel nel 2018, aveva anche fatto vedere i suoi tentativi in allenamento in due occasioni, alla finale del Grand Prix del 2019 e al World Team Trophy del 2021. In seguito nel video Sasanqua, che pubblicherà sul suo canale YouTube, inserirà le immagini di due quadrupli axel eseguiti alla perfezione sulla pista di Toronto con l’ausilio della canna, un’imbracatura che riduce il rischio di infortuni. Perché di infortuni ne ha avuti tanti, in passato e in questi ultimi tre anni, e provare un salto che non è mai stato atterrato da nessuno, senza l’ausilio degli allenatori e con la paura di farsi male, è difficilissimo. Anche solo mantenere la motivazione è difficilissimo. Potrebbe progettare di eseguire un quadruplo lutz nel corto, cinque quadrupli, di cui un lutz, nel libero, riducendo al minimo i passaggi di transizione in modo da avere le energie per eseguire i salti. È quello che fanno gli altri, Nathan Chen, Shoma Uno, altri pattinatori ancora. Non lui. L’unica volta che ha ridotto i passaggi di transizione per aumentare il numero dei quadrupli, ha sentito che quello non era il suo pattinaggio. Era una gara di salti e basta, e per quanto lui ami i salti, il pattinaggio è molto di più.
La sua scelta, dal punto di vista degli altri atleti, è folle. Due quadrupli nel programma corto, quelli dal valore base più basso, toe loop e salchow. E una quantità di passaggi di transizione impressionante. Introduzione e rondò capriccioso è un programma difficilissimo perché Hanyū non ha un solo momento per rifiatare, un solo momento in cui si limita a prendere la rincorsa per poter eseguire i suoi salti. L’esordio stagionale è nuovamente in dicembre, al Campionato nazionale, dopo che l’ennesimo infortunio lo ha costretto a un periodo di riposo forzato facendogli saltare quelle che sarebbero state le sue ultime gare del Grand Prix. E, nonostante il poco allenamento, la sua interpretazione è straordinaria.
Nel libero ripropone Ten to chi to, ma stavolta al posto del quadruplo loop iniziale ha programmato il quadruplo axel. Non lo ha mai atterrato in modo corretto allenamento, ma questo non lo ferma. Neppure lui completa la rotazione, l’atterraggio è su due piedi, ma c’è un atterraggio, qualcosa che in precedenza non si era mai visto. Alla fine quel salto gli vale 4.11 punti. Il quadruplo loop perfetto che aveva eseguito un anno prima gli aveva portato 14.10 punti. Una differenza enorme, che dice che non ha senso provare un quadruplo axel se l’unica cosa che conta sono i punti. Per Hanyū però il suo sogno è più importante del punteggio, anche se dare sempre il massimo fa parte del suo modo di intendere il pattinaggio. Dopo quell’axel degradato a triplo, una sbavatura minima, completa un programma perfetto, che gli vale il suo sesto titolo nazionale e la designazione per i Giochi olimpici.
Gara singolare – programma corto
La manifestazione inizia con la gara a squadre (4-7 febbraio), senza di lui e senza che ne venga reso noto il motivo. L’8 febbraio Hanyū scende in pista per il programma corto della gara maschile, e nel giro di pochi secondi accade l’imprevisto. Nel momento in cui dovrebbe eseguire lo stacco del quadruplo salchow, la lama del suo pattino finisce in un buco nel ghiaccio fatto da un altro pattinatore durante i sei minuti di riscaldamento. Tutto quello che riesce a eseguire è un salchow singolo, elemento che nel programma corto è ritenuto non valido. Un salto che al Campionato nazionale gli aveva portato 14.27 punti, svanisce nel nulla. E Hanyū, conscio di aver quasi certamente perso la possibilità di lottare per l’oro, mette da parte la delusione e completa un programma incredibile. Nessuno degli altri si avvicina alla perfezione dei suoi movimenti, anche se l’assenza di uno degli elementi più importanti lo relega all’ottavo posto.
Gara singolare – programma libero
Hanyū ha già vinto due ori olimpici. Come lui ci sono riusciti Karl Schäfer nel 1932 e nel 1936 e Dick Button nel 1948 e nel 1952. Gillis Grafström ha vinto tre ori e un argento, nel 1920, 1924, 1928 e 1932. Evgeni Plushenko ha vinto tre medaglie nella gara maschile, un oro nel 2006 e due argenti, uno nel 2002 e uno nel 2010. Vincere una terza medaglia olimpica sarebbe comunque un risultato storico. Sarebbe una medaglia in più rispetto a Schäfer e Button, lo stesso numero di Plushenko, ma con un oro in più. Se Hanyū eseguisse un quadruplo loop, salto che avrebbe eseguito alla perfezione nel 2025, nelle prove aperte al pubblico dello show Notte stellata, le sue probabilità di vincere una medaglia aumenterebbero. Ma lui non si è recato a Pechino per vincere una medaglia, indipendentemente da come l’avrebbe vinta. Lui si è recato a Pechino perché stava inseguendo un sogno. La forza del sogno è ciò che lo ha spinto ad andare avanti e non può abbandonarlo ora. Nemmeno per aumentare le sue probabilità di salire sul podio.
Il 9 febbraio, durante le prove ufficiali, atterra male su un tentativo di quadruplo axel e si sloga la caviglia destra. Se fosse stata un’altra gara si sarebbe ritirato, ma non qui, non ora. Il 10, dopo un’iniezione di forti antidolorifici, scende in pista per il suo libero. Il primo elemento è il quadruplo axel. Entra nel salto alla massima velocità, ma non riesce a controllare l’atterraggio. Cade, si rialza all’istante, immediatamente nella parte come se non fosse successo nulla, poi la caviglia lo tradisce all’atterraggio del quadruplo salchow e lui cade di nuovo. E, di nuovo, Hanyū si rialza. Come si è sempre rialzato, da tutte le cadute, da tutte gli infortuni, da tutte le delusioni. Il resto del programma è di altissima qualità. Il quadruplo axel verrà giudicato sottoruotato, manca oltre un quarto di giro, meno di mezzo giro. Un salto sbagliato, e allo stesso tempo la conferma di quanto sia importante avere il coraggio di inseguire i propri sogni e di continuare a combattere anche quando tutto sembra che sia contro di te.
Quello di Hanyū è il terzo programma libero della giornata, e gli consente di risalire fino al quarto posto. Ai piedi del podio. Sono trascorsi oltre sette anni dall’ultima volta che non era stato in grado di salirvi. Allora come ora, è stato frenato da problemi fisici. Allora come ora, ha lottato con tutte le sue forze, conscio che la vera sconfitta è rinunciare a fare del proprio meglio.
Il gala
Nel gala che si è tenuto il 20 febbraio, dieci giorni dopo la fine delle gare, Yuzuru si esibisce su Haru yo, koi, programma dedicato alla memoria del terremoto e alla speranza. È l’ultimo atto della sua carriera agonistica. L’infortunio gli impedirà di partecipare un’ultima volta al Campionato del mondo, in luglio annuncerà il suo passaggio al professionismo.
Il protocollo ufficiale: https://results.isu.org/results/season2122/owg2022/