di Alessandra Montrucchio

(testo originariamente postato nella pagina Facebook del Gruppo italiano il 25 gennaio 2022)

L’abbiamo visto in una sola occasione, il nuovo programma corto di Yuzu. E poi lo abbiamo rivisto, ogni giorno, più volte al giorno, senza stancarcene mai. Perché il Rondò capriccioso non è “solo” un programma perfetto, completo, insomma un programma che esclusivamente Yuzu è in grado di pattinare. E non è “solo” una antologia di ciò che il pattinaggio di figura è o dovrebbe essere davvero. Roncapu è arte: un’opera in cui tecnica, esecuzione, pensiero, sentimenti, istinti, musica si sommano in una reazione chimica da cui nasce qualcos’altro, qualcosa che ci eleva e in cui al tempo stesso ci riconosciamo. Roncapu parla di pattinaggio e di Yuzu e di noi, con una intensità tale da lasciare sgomento perfino chi conosce bene l’intensità di cui Yuzu è capace e dovrebbe essere preparato a sostenerla. Ma con Yuzu non si è mai preparati del tutto, e di fronte alla sua interpretazione di Roncapu ancor meno.

Non potevo non parlarne in un #balleticyuzu. Ma parlare di cosa? Di quali elementi, dettagli, passaggi? Ogni secondo, ogni accento musicale varrebbe un’analisi a sé, anzi, più analisi, a seconda che si sia un tecnico del pattinaggio, un musicista, uno scrittore – perché sì, anche dal punto di vista narrativo Roncapu e il suo interprete sono interessanti –, un pittore. Io mi intendo di danza, dunque mi limiterò a parlarne da questa prospettiva, e in modo incompleto. Molti programmi di Yuzu offrono spunti a sufficienza per discuterne a lungo, e Roncapu di spunti ne offre così tanti che ci ho messo giorni a decidere da dove iniziare e che taglio dare al mio post; e non sono ancora sicura di dove andrò a parare. Quindi leggetemi, tenete magari d’occhio un Glossario della danza classica (quello di Wikipedia può andar bene: https://it.wikipedia.org/wiki/Glossario_della_danza_classica) e perdonatemi se sarò lunga e prolissa.

Si parte.

1.La postura

Permettetemi di ripetere cose che temo di aver già detto, ma che credo sia il caso di ribadire. La prima cosa che un ballerino nota di Yuzu – in generale, non solo quando pattina – è la postura. Spalle rilassate e aperte, schiena dritta, collo non incassato… è come se un filo a piombo lo attraversasse dai talloni alla sommità del capo e lo tirasse verso il cielo, e infatti sembra più alto di quello che è. Questa è la postura normale dei ballerini. Elegante, quasi altera, aggraziata, sul ghiaccio fa sì che Yuzu non sembri mai “impostato”. Paragonatelo ad altri pattinatori eleganti, come Fernández o perfino Brown: in loro si vede che scelgono di mantenere quella postura in pista. In Yuzu no: l’ha acquisita così tanto tempo fa che in lui risulta normale, naturale, e questo dà un enorme contributo al suo pattinaggio, dove la grazia e la finezza non sono elementi presenti, sì, ma aggiunti dall’esterno, per così dire: sono elementi connaturati a Yuzu e dunque al suo pattinaggio, e credo sia per questo che perfino quando, in allenamento, si limita a costeggiare la balaustra, salta agli occhi anche dei non-esperti la sua diversità dagli altri. Lui si “tiene” e si muove in modo che, perlomeno nel mondo del pattinaggio, è unico.

2.Le braccia e le mani

Del ballerino classico, poi, Yuzu non ha solo la postura: ha anche le braccia e le mani. Di nuovo mi ripeto: nella danza, le braccia vanno sostenute a partire dalla schiena, dalle scapole; solo così possono essere un effettivo aiuto negli esercizi eseguiti da busto e gambe, e solo così possono evitare posizioni e movimenti imprecisi, tremolanti, apparentemente “buttati lì”. Quanto alla forma, ciascun braccio (quando non è impegnato in gesti coreografici particolari) deve disegnare un’ampia curva che parte dalla spalla e arriva fino alla punta delle dita, senza spigoli: gomito e polso devono quindi essere lievemente piegati. Inoltre, il braccio deve trovarsi sempre un pochino più avanti del corpo: se lo apro lateralmente, deve stare come se mi sedessi attaccata a un tavolo e appoggiassi il braccio sul bordo; se lo porto in alto sopra la testa, alzando lo sguardo ma non il capo devo poter vedere la mano. A proposito della mano: anche le dita hanno una posizione particolare. Il pollice va seminascosto verso il palmo; le altre dita devono essere rilassate (non piegate, ma neanche del tutto tese), con l’indice tenuto leggermente più in alto di medio, anulare e mignolo. È ovvio che esistono varianti – la tradizione russa (semplifico) tende a stringere un po’ la curva delle braccia, lo stile balanchiniano quasi le tende –, meno ovvio, forse, che al giorno d’oggi anche nel balletto ci sia meno cura di questi dettagli: io vengo dalla “vecchia scuola”, dove vigeva il principio secondo cui la qualità vale più della quantità (ad esempio, meglio una gamba bassa ma in posizione corretta di una tenuta in alto stando però storti) e dove, durante gli esercizi alla sbarra, l’insegnante passava a correggere dito per dito. Oggi ci sono alcuni grandi danzatori che, pur bravissimi, hanno mani che i miei maestri di un tempo avrebbero osservato con cipiglio e immediatamente corretto: Daniil Simkin e perfino il nostro Roberto Bolle non hanno belle mani.****

Yuzu sì. Non è una caratteristica che ha sempre avuto: ora che, grazie ai post di Martina Frammartino, sto riguardando i suoi vecchi programmi, noto che ha iniziato a tenere bene braccia e mani soltanto nel 2010-2011; da quel momento in poi, la sua ricerca della bellezza lo ha fatto arrivare, passando per Notte stellata, Chopin e Otoñal, alla perfezione di Roncapu. Guardate il video, realizzato come gli altri che vi presento dalla nostra impareggiabile Elena Costa, delle prime battute del Rondò: dopo quello che ho detto, non è evidente anche a voi che le sue braccia, i gomiti, i polsi, le mani e le dita, sono da manuale tecnico del balletto? E non basta. C’è un’altra, forse ancor più importante caratteristica delle sue braccia che rende Yuzu un grande interprete sul ghiaccio e un grande ballerino: il modo in cui le usa, che è un modo estremamente espressivo. Quando esegue con le braccia dei movimenti coreografici (utili all’interpretazione, dunque, e non all’equilibrio, alla velocità di rotazione o simili), Yuzu riesce a fare due cose: dare l’impressione che le braccia (e tutto il corpo) respirino; sottolineare gli accenti, ergo l’atmosfera, della musica.

In questo senso non strettamente fisiologico, il respiro è molto importante nel balletto, soprattutto in alcune coreografie. Prendiamo il Lago dei cigni, che tutt* avrete più o meno presente. I movimenti delle braccia sono, qui, centralissimi, cruciali. L’interprete di Odette/Odile deve assolutamente saperle usare in modo che sembrino le ali di un cigno; le sue braccia-ali devono quasi vivere di vita loro, perciò devono respirare. Un corpo e soprattutto delle braccia che “non respirano” rischiano di limitare l’espressione e l’interpretazione: il risultato rischia di essere una semplice performance. Un corpo e soprattutto delle braccia che “respirano”, invece, diventano anima. Un’anima che può esprimere dolcezza, dolore, rabbia, determinazione e qualsiasi altro sentimento a seconda di quanto l’accento musicale è forte o debole, incisivo o sfumato. Guardate ancora le braccia di Yuzu nel video: vedete come le fa respirare, diventare parte dell’anima che ci regala in pista? Vedete che non solo si muovono, ma sentono, e comunicano? Sì, vero? Be’, non è da tutti. Se già nel balletto non tutti sanno usare le braccia così, figuriamoci nel pattinaggio. L’intero comparto russo non ha cura delle mani, che da un punto di vista coreutico sono spesso molto brutte; ma nemmeno i pattinatori con mani discrete o belle, alcuni danzatori sul ghiaccio compresi, sanno farne un’estensione così scoperta e commovente di sé.

3.I salti

Il pattinaggio, però, consiste o dovrebbe consistere nel saper usare l’attrezzo, cioè i pattini, e anche in questo assomiglia al balletto: è, o dovrebbe essere, soprattutto una questione di come si usano gambe e piedi. Anche se in modo meno accentuato, nella danza sta succedendo un po’ quel che accade nel pattinaggio: in parecchie coreografie di oggi vediamo ballerine snodatissime che insieme al partner eseguono quasi delle acrobazie, ma non una pirouette, non una batteria di piccoli salti di quelli dove se perdi il ritmo ti si annodano le caviglie. In fondo, il pubblico generalista resta sicuramente più a bocca aperta di fronte a una spaccata di oltre centottanta gradi che a un brisé, e pazienza se il secondo è più difficile della prima. La situazione nel pattinaggio riguardo a componenti come transizioni e skating skills la conosciamo bene, e la conosce anche Yuzu; tant’è che in Roncapu ha spinto l’acceleratore più che mai su questa sua capacità di eseguire movimenti complicati in ogni punto del programma, quasi come per lanciare una sfida: coraggio, sembra dire in ogni secondo del Rondò, guardatemi pattinare e osate darmi PCS alla pari se non più basse di qualcun altro.

E allora, se vogliamo – e dobbiamo – guardare gambe e piedi, guardiamo la preparazione del 4S e del 3A. Siamo abituat* da anni ad apprezzare le entrate irte di difficoltà che Yuzu usa per i suoi salti, ma qui c’è qualcosa di nuovo, di più, ed è parente stretto della danza.

Il quadruplo Salchow

Cominciamo dal 4S, sotto potete vederne il video. Ripensiamo ai programmi immediatamente precedenti: Otoñal, Chopin al Campionato dei quattro continenti, Let Me Entertain You. Lì, il Salchow arrivava dopo alcuni (pochi) cross-over, una luna sul filo interno – per cui Yuzu dava le spalle al pubblico, rivolto verso l’interno del cerchio descritto – e dei passi di transizione che, per un ballerino, assomigliavano a due déboulés a sinistra.

In Roncapu, il 4S di Yuzu è sempre il più bello che si sia mai visto (e ho spiegato perché, in un altro #balleticyuzu), ma le cose cambiano. Di cross-over in vista del salto ce n’è uno solo. Uno. Solo. Per prendere la velocità necessaria a un quadruplo. Dopo di che, maggior ricchezza di transizioni, tant’è che per arrivare nella luna c’è un twizzle, più o meno l’equivalente di una pirouette in danza. Ora, l’atterraggio da una pirouette è importante: a seconda di come riappoggio i piedi per terra, io posso acquisire più o meno stabilità. La cosa migliore è poter subito camminare, passare oltre, non stare ferma: se la pirouette non era perfetta, terminarla in una posizione statica rischia di farmi perdere l’equilibrio. ***Se proprio posizione statica deve essere, allora meglio che sia, per esempio, in quarta posizione, con la gamba davanti piegata e quella dietro tesa: tenendo un ginocchio piegato ammortizzo l’atterraggio, e tenendo le gambe belle larghe mi stabilizzo. Yuzu questa pirouette la finisce in luna: gambe tese, che non aiutano; certo, sono abbastanza lontane l’una dall’altra (in seconda posizione, per la danza) e questo lo aiuta, ma non scordiamo che, al momento, il suo corpo è sbilanciato indietro perché lui non è su un palcoscenico, è sul ghiaccio, e ha fili profondi, per cui se non ci fosse la velocità non potrebbe mantenere il corpo così inclinato e al contempo in equilibrio. Oltretutto – altro cambiamento rispetto al passato – la luna stavolta è sul filo esterno, perciò Yuzu guarda il pubblico e dà le spalle all’interno del cerchio descritto dai suoi pattini. Ciò significa che è inclinato indietro, non in avanti, posizione in cui mantenere l’equilibrio è più difficile. Provateci: se vi sbilanciate in avanti, strizzando gli addominali e i glutei ce la fate, entro certi limiti; ma se vi sbilanciate indietro? Quanta forza dovete mettere negli addominali e nei glutei? E soprattutto, quanto controllo avete dovuto mantenere nella pirouette? Appunto.

Dopo la luna, Yuzu deve fare quei due “déboulés” a sinistra per poi staccare il salto; se la luna fosse sul filo interno e lui fosse girato verso l’interno del cerchio, potrebbe farli subito, come negli altri programmi; invece è sul filo esterno e girato verso l’esterno, e deve necessariamente aggiungere due passi per poter poi fare i due déboulés. Non sono due veri passi, sono un passé e un passo (scusate le ripetizioni!). Questa aggiunta fa sì che le transizioni tra luna e salto siano un po’ più rapide che nei programmi precedenti: non oso immaginare se e quanto tale piccola accelerazione influisca sulla preparazione di un quadruplo, sulla stabilità e sull’asse del corpo, ma una cosa è certa: ogni passo si sposa magnificamente a una nota del Rondò, e mozza il fiato accorgersi che a essere così musicale, così perfettamente compenetrata al brano di Saint-Saëns, è la preparazione di un salto: non la choreo sequence, ma la pre-pa-ra-zio-ne-di-un-qua-dru-plo.  Dove altri fanno cinque cross-over e attraversano la pista su due piedi, Yuzu fa questo.

Il triplo Axel

Ma non si ferma qui, no. C’è il 3A. Che ormai da molti anni viene introdotto da una controvenda. E ricordiamo ancora che lui è l’unico al mondo a farlo, nonostante il passare del tempo. (Fa qualcosa di simile Kevin Aymoz, a onor del vero, ma appunto: qualcosa di simile).

In Roncapu, Yuzu ha deciso che valeva la pena di aggiungere un’introduzione all’introduzione. Anche ora, quella che per altri è una rincorsa per lui consiste in un solo cross-over. Poi Yuzu si gira in avanti, di nuovo all’indietro e fa un passaggio che, ancora una volta, non solo è perfettamente su ogni nota, ma è decisamente danzato: in rapida successione, esegue quelli che possiamo assimilare a due ronds de jambe en dehors: la gamba sinistra, tesa e appena staccata dal ghiaccio, parte da davanti e ruota fin dietro il corpo; rapidissimo cambio di piede, e stessa cosa con la gamba destra; rapidissimo cambio di piede, ma adesso Yuzu esegue una metà scarsa del rond de jambe e posa il piede sul ghiaccio: sta per preparare la controvenda.

Ora, il rond de jambe non è di per sé gran cosa. È un movimento fondamentale e si fa ogni giorno alla sbarra sin dall’infanzia. Farlo bene, però, mantenendo l’en dehors e l’equilibrio, non è così semplice: bisogna aver educato il corpo a una certa impostazione, bisogna che vengano automatiche cose come tenere la schiena dritta, il sedere in dentro, gli addominali contratti, le spalle abbassate, il piede aderente al pavimento in un certo modo – insomma, bisogna avere l’abitudine alla danza. Se no, provateci e ditemi se riuscite a fare una rotazione della gamba da davanti a dietro senza scomporvi. Yuzu non si scompone. D’accordo, sono movimenti veloci – a una velocità e un’altezza dal suolo che sulle prime mi hanno fatto venire in mente i ballonné, altro movimento mica semplice, se fatto bene – ma sono compiuti su una lama, accompagnati da un uso coreografico delle braccia e del busto e propedeutici a una controvenda e a un 3A. Seguito da un twizzle, perché dopo un’entrata del genere vorremo mica avere due piedi sul ghiaccio il prima possibile: troppo facile, quello Yuzu lo lascia fare a tutti gli altri.

4.La sequenza di passi

E poi, fra le mille cose di Roncapu su cui varrebbe la pena di soffermarsi, c’è la sequenza di passi. Ne abbiamo già viste di splendide e impraticabili per chiunque non sia Yuzu: Chopin, Let’s Go Crazy, Otoñal. Ogni volta abbiamo pensato prima che più in là di così non fosse possibile spingersi, poi che con Yuzu – e a Yuzu – tutto è possibile. E infatti è arrivata questa sequenza di passi. Si potrebbe parlare di ogni movimento e respiro delle braccia, di come, quanto e dove si piega la testa, del corpo che si alza e si abbassa, veramente di molte cose. Io mi soffermerò solo su un paio, prima che questo semplice post diventi un libro.***

Guardate il video della step sequence che allego qui. Secondo 9: Yuzu fa un temps levé. Per chi fa danza da anni non è un salto difficile. Yuzu però non fa danza da anni, e ciononostante il suo è un temps levé perfetto. Per la precisione, uno abbastanza raro: il temps levé tradizionale è un salto con il quale, nella fase aerea, si esegue un’arabesque. Di per sé, però, si tratta di una tipologia di salto per cui si prende la spinta da una gamba sola (non è, insomma, un salto che parte da due piedi ma da uno) e in cui la gamba libera può essere in coupé, passé, arabesque, alla seconda o, anche, davanti. Per un principiante, staccare un salto da una gamba sola, di solito senza alcuna rincorsa, e ottenere un’altezza discreta non è facile; in più, occorre che la posizione nella fase aerea sia bella, altra cosa non scontata. Guardate però il temps levé di Yuzu: librato in aria, leggerissimo; la schiena è dritta, le gambe sono tese. È una posizione di assoluta pulizia. Inoltre, durante il salto Yuzu gira, cambia fronte; e la gamba libera stessa compie quasi un rond de jambe: parte alla seconda (di lato) e finisce davanti. Che meraviglia.

Andiamo ai secondi 35 e 36, dove Yuzu esegue un salto che aveva già eseguito nella step sequence di Otoñal e che mi aveva lasciato attonita: questo è proprio un salto di danza classica, eseguito dagli uomini (per lo meno, io ignoro se esistano donne o coreografie che lo prevedono), e si chiama saut de basque. O meglio: il saut de basque base, con la gamba libera che va in coupé, è un salto relativamente basso, semplice e lo fanno tutti i ballerini, maschi e femmine. Ma il saut de basque che fa Yuzu no, non è quello base, e non a caso lo fanno solo gli uomini perché richiede grande potenza ed elevazione, oltre che grande controllo: bisogna saltare in alto, e mentre si è in aria ruotare su se stessi, e contemporaneamente portare la gamba da tesa in avanti alla posizione di attitude derrière (un’arabesque col ginocchio piegato) – e tenere una gamba tesa in avanti o in attitude derrière richiede un uso diverso di anche, schiena,  muscoli della coscia. Guardatene uno doppio eseguito da un ballerino qui: https://www.youtube.com/watch?v=W-HTtchiYTU. Come dicevo, già ai tempi di Otoñal ero rimasta strabiliata che un pattinatore potesse importare nel suo sport un salto così elaborato; là, poi, Yuzu lo prendeva dall’hydroblade: puro genio e pura follia. Va però detto che, in Otoñal, raramente il suo saut de basque è stato perfetto. Di solito, l’attitude non era bene in en dehors, il ginocchio rimaneva un po’ chiuso e la coscia non era abbastanza alta, non arrivava a essere circa a novanta gradi rispetto al corpo: solo in allenamento glielo avevo visto fare davvero bene. Qui, invece, il saut de basque perfetto lo ha portato in gara. Guardate il ginocchio, bello aperto. Guardate la coscia, bella alta. E guardate le braccia in terza posizione: il braccio destro alto, il sinistro aperto, in una posizione pulita, ariosa e decisa. Meraviglia.

Ovviamente, non pago di aver appena eseguito un salto di questa portata, poco dopo essere atterrato Yuzu fa dei twizzles. Li prende come un fouetté, ovvero facendo un rond de jambe en l’air da davanti fino alla seconda per prendere la spinta e richiamando poi la gamba in una sorta di passé. Ne fa cinque, di twizzles, accelerando. Sì: accelerando. Per accelerare nei giri del pattinaggio, così come nelle pirouettes o nei déboulés della danza classica, conviene serrare sempre più contro il corpo le braccia. Ebbene, Yuzu lo fa con il solo braccio destro, mentre il sinistro rimane aperto alla seconda. Ripeto: rimane. Aperto. Alla. Seconda. Un impedimento, un attrito nell’aria, una posizione non aerodinamica che i giri dovrebbe rallentarli: lui riesce ad accelerare lo stesso.

5.Il parere degli esperti

Potrei andare avanti giorni e giorni, pagine e pagine a parlare di Roncapu, ma mi fermo qui e, per concludere questo lunghissimo post, lascio la parola a tre insegnanti di danza a cui ho chiesto di guardare questo programma e di darmi il loro parere di ballerini. Eccoli:

Francesco Scalas (danza jazz): “È davvero mostruoso, non lo conoscevo. Agilità ed eleganza allo stato puro, elevazione e precisione nei tripli tour en l’air per non parlare dei giri in attitude. Meraviglioso e precisissimo, sicuramente farà anche danza oltre che pattinaggio. Meraviglioso davvero”.

Antonino Montalbano (contemporaneo, waacking, voguing): “Molto aggraziato, è molto morbido e molto leggero soprattutto… soprattutto per come utilizza le braccia. Mi spiace solo che purtroppo non sia sempre stata inquadrata molto bene la sua faccia per vedere se fosse anche altrettanto espressivo, però… un bel vedere!”

Nicola Pasino (modern jazz, classico per pattinatori): “Forte personalità, presenza scenica che va OLTRE.. linee sia di braccia che di gambe meravigliose… padronanza dei movimenti ESAGERATA… fluidità… un senso del ritmo superlativo… ALTRO PIANETA. PUNTO!”

In pratica, ballerini o giornalisti sportivi che si sia, la conclusione è sempre la stessa: benvenuti sul pianeta Hanyu, abitanti uno: lui.