di Alessandra Montrucchio

(testo originariamente postato nella pagina Facebook del Gruppo italiano il 9 maggio 2022)

Per tutt* noi, riguardare il Rondò Capriccioso ai Giochi di Pechino è una fitta al cuore. Quel buco nel ghiaccio e il Salchow semplice che ne è conseguito hanno significato, per Yuzuru e per noi, la fine del sogno olimpico. (Postilla polemica: i mondiali di Saitama furono uno scandalo, ma dopo lo stesso identico problema nel programma corto – l’annullamento del Salchow, che là fu doppio – Yuzu si ritrovò terzo, non ottavo come a Pechino; e da ottavo, a lui, non avrebbero mai fatto vincere il programma libero con sufficiente distacco dagli altri per guadagnare l’oro: nemmeno se non fosse caduto dopo il 4S e, temo, nemmeno se avesse atterrato bene e gli fosse stato ratificato il 4A. Fine della postilla polemica). Hanno significato vederlo soffrire nell’anima – e poi anche nel fisico: il nuovo infortunio alla caviglia – e mettersi in dubbio come non mai. Vedere Yuzu stare così male è una pena da cui non ci siamo ancora ripres*, e quindi meglio ammirare Roncapu ai campionati giapponesi, quando Yuzu poté eseguirlo in modo perfetto, dimostrando al mondo intero di cos’è capace.

Tuttavia, riguardare il Roncapu di Pechino ha non solo senso, ma importanza. Perché Yuzu lo ha pattinato senza una sola sbavatura, nonostante ciò che aveva significato quel Salchow semplice. E perché alcuni passaggi sono stati, più ancora che ai campionati nazionali, l’ennesima prova non solo della sublimità e unicità del suo pattinaggio; non solo delle sue sbalorditive capacità di ballerino classico; ma anche del fatto, a mio giudizio, che qui siamo di fronte alla nascita di una nuova disciplina.

Procediamo con ordine.

Ovvero, grazie ai video che mi ha messo a disposizione la nostra impagabile Elena Costa, analizziamo due momenti del suo programma corto olimpico: l’uscita dalla combinazione e quella dal 3A.

La combinazione 4T+3T, Yuzu l’ha eseguita così perfetta che nemmeno un unanime GOE +5 le avrebbe reso del tutto giustizia. (Sarà per questo che un giudice gli ha dato +3? Okay, la polemica doveva limitarsi a una postilla). Nel quadruplo la posizione in aria è da manuale: Yuzu è dritto come un filo a piombo, braccia strette al corpo, gambe tese e ben unite e, in più, spalle rilassate, collo bello lungo. Nel triplo, le braccia sono nella posizione Rippon: una posizione senza dubbio difficile (il corpo si allunga, è un po’ come essere più alti e, in un salto, l’altezza non aiuta), ma è anche vero che permette di tenere le braccia molto “strette” e di girare meglio (più spazio in larghezza si occupa, più cala la velocità di rotazione) e che, se si giungono con forza le mani, l’equilibrio ne trae giovamento. Diverso sarebbe se le braccia alzate fossero nella quinta posizione della danza classica, in cui le mani non sono unite: è ciò che ha fatto Yuzu in Masquerade l’anno scorso nell’Axel singolo ritardato, e chissà che un giorno non provi a tenere le braccia in quinta nel 3T di una combinazione: sarebbe di una difficoltà inaudita (vi rimando al #balleticyuzu che scrissi al proposito). Nell’attesa che ci provi, qui in Roncapu la sua Rippon è morbidissima, le mani sono unite ma non si strizzano a vicenda; inoltre, Yuzu non fa quel che fanno spesso i pattinatori e le pattinatrici nella posizione Rippon, cioè alzare le spalle, con la conseguenza che il collo quasi sparisce e la testa sembra “incassata”: anche qui, spalle basse, collo lungo, posizione generale del corpo di grandissima eleganza. La mia insegnante di danza classica – se alzavo le spalle, lei me le artigliava e spingeva giù quasi con violenza, oltre che con massimo sdegno – sarebbe fiera di lui.

Tuttavia, per un ballerino il bello arriva ora, all’uscita dalla combinazione. Scorrevolezza da manuale, naturalmente. Idem il ginocchio, idem il filo, idem tutto.

E poi.

E poi, Yuzu non appoggia la gamba sinistra, cioè la gamba libera, quella che dopo un salto va in posizione di arabesque. Avete presente quanto sia difficile atterrare da una combinazione di salti del genere e non aiutare il proprio equilibrio riportando sul ghiaccio entrambi i piedi il prima possibile? Possiamo farci tutti un’idea migliore dell’enormità della cosa se pensiamo alla ginnastica artistica o allo stesso balletto: anche Simone Biles, come qualunque altr* ginnasta, al fondo di una diagonale di salti atterra su due piedi; anche Daniil Simkin, dopo i due pazzeschi salti finali ne Les Bourgeois, finisce su due piedi, anzi, su due ginocchia. Yuzu no. Yuzu atterra, porta la gamba libera in arabesque – tutto normale, fin qui – e poi:

1) richiama la gamba in passé;

2) esegue mezza pirouette en dehors;

3) a questo punto potrebbe, finalmente, mettere anche la seconda lama sul ghiaccio e pattinare via in avanti, invece fa un développé en avant, cioè dal passé “sviluppa” la gamba fino ad averla tesa di fronte a sé;

4) sembra voler tornare indietro, fare una specie di “rewind”: il pattino della gamba di terra si gira di centottanta gradi, riportando Yuzu nella posizione di chi si appresta a pattinare all’indietro, in una sorta di mezzo contretemps. La gamba libera va in attitude dérrière, quella di terra è in plié;

5) a questo punto potrebbe, di nuovo, mettere anche la seconda lama sul ghiaccio e pattinare via indietro, invece fa un secondo, completo contretemps.

Che cos’è un contretemps? È difficile spiegarlo: leggendo le definizioni nei glossari, anche io faccio fatica a capire. Mettiamola così: il contretemps è un passaggio grazie al quale si cambia di colpo direzione e gamba; di solito in danza classica questo cambiamento avviene grazie a un saltino: sto andando verso destra e ho la gamba destra avanti? Saltino e paf!, eccomi girata di centottanta gradi che vado verso sinistra con la gamba sinistra avanti. Ho eseguito un contretemps – che poi si chiama così perché è un movimento, appunto, in controtempo rispetto al precedente e al successivo: una questione ritmica, insomma, oltre che motoria. È vero, Yuzu non fa il saltino, ma in fondo non ne ha bisogno: sul ghiaccio scivola, quindi può fare un contretemps semplicemente girandosi. Prima, in controtempo si gira di centottanta gradi – senza però cambiare gamba – e poi, sempre in controtempo, si gira nuovamente di centottanta gradi, stavolta cambiando gamba come in un vero e proprio contretemps: appoggia la sinistra e, praticamente, sale sulla punta del piede; la gamba destra, quella su cui fino a poco prima era a terra, ora è in aria, tesa davanti al corpo. Nel balletto, sarebbe in relevé (sollevato sull’avampiede, essendo un maschio: gli uomini non indossano le scarpette con la punta di gesso), con la gamba destra in dégagé devant, una delle posizioni da cui spesso si parte per qualche passo complicato (un grande salto, per esempio): in effetti Yuzu si appresta a fare una trottola.

Per riassumere tutto quello che succede in una manciata di secondi:

combinazione 4T+3T;

arabesque;

demi pirouette en dehors;

développé en avant;

contretemps e attitude derrière;

contretemps e dégagé en avant.

Quanto equilibrio, stabilità, controllo, precisione e grazia ci vogliono, per fare sette giri totali in aria e poi tutto il resto?

Di solito i suoi colleghi, anche i più illustri, dopo una combinazione stanno per una frazione di secondo scarsa in una simil arabesque e schizzano via, cross-over dopo cross-over.

Passiamo all’uscita dal triplo Axel.

Un po’ ne ho già parlato in un altro #balleticyuzu, ma mi ero concentrata sulle gambe, ovvero – per quanto riguarda l’uscita dal salto – sul twizzle che Yuzu esegue all’atterraggio prima di fare una trottola. Ora voglio concentrarmi sulle braccia.

Guardatele: durante il salto sono strette al corpo nella posizione abituale, ma già un attimo prima di atterrare Yuzu le porta in una posizione anomala: se – come spesso avviene – il braccio destro si estende di lato (alla seconda, in gergo tersicoreo), il sinistro invece si piega. Questo significa che le braccia sono diverse non solo (o non tanto) tra di loro ma anche rispetto a come i pattinatori le tengono normalmente all’uscita dai salti. I più le tengono uguali e simmetriche, cioè entrambe aperte alla seconda: è la posizione migliore per mantenere o riacquistare in fretta l’equilibrio, messo a dura prova dal salto. Alcuni, forse soprattutto alcune, portano in alto il braccio corrispondente alla gamba di terra e tengono alla seconda quello corrispondente alla gamba libera in arabesque: una posizione elegante, più vicina alla danza che alla ginnastica; e anche una posizione che, sebbene asimmetrica, aiuta a mantenere sia l’equilibrio che la postura: le braccia tese aiutano la schiena a stare dritta, il braccio aperto alla seconda contribuisce a evitare che la spalla vada troppo indietro – la gamba in arabesque tende ad avere questo effetto sulla spalla e sul lato della schiena corrispondenti: li attira a sé, diciamo, causandone la torsione – e il busto ruoti di conseguenza.

Nel caso di Yuzu, il braccio sinistro (quello corrispondente alla gamba libera) non è teso. È piegato. Per essere precisi, la mano è tenuta vicino allo sterno e alla clavicola opposta, mentre il gomito non è schiacciato contro il petto, ma è aperto e alto: sembra quasi che Yuzu stia per darsi una carezza col dorso della mano, dal mento fino allo zigomo. Non appena inizia il twizzle, il braccio destro sale sopra la testa, mentre la mano sinistra lo percorre in una carezza gentile fin a raggiungere l’altra mano.

Quindi: braccio della gamba libera piegato nell’arabesque, in movimento durante il twizzle.

Un braccio piegato aiuta molto meno, se non per niente, nell’opporsi alla torsione del busto  potenzialmente causata dall’arabesque. E un braccio in movimento durante una pirouette (il twizzle) rischia di essere destabilizzante. Provare per credere. In parole povere, Yuzu si complica la vita. Perché?

A Pechino, il twizzle parte un pochino prima che ai campionati nazionali: l’atterraggio dal 3A, per essere di Yuzu, non è perfetto, e può darsi che, non avendo abbastanza running edge, lui si sia lanciato al più presto nel passaggio successivo. Se però guardate qualche run-through in allenamento, vedrete che il braccio piegato all’atterraggio c’è anche lì, e del resto nel corso del twizzle il braccio cambia posizione; dunque Yuzuru ha scelto fin dal principio che avrebbe atterrato il 3A con le braccia in questa posizione. Il motivo, immagino, è che quella scelta corrisponde meglio al suo ideale di pattinaggio e di bellezza, e se è più difficile pazienza: spesso, le scelte facili non sono quelle giuste.

Perciò, ancora una volta, riassumiamo: all’atterraggio da un salto di tre giri e mezzo, preso da una contro-venda, presa a sua volta da una serie di transizioni molto simili ai ballonnés di danza classica, Yuzu tiene le braccia in due posizioni diverse e, in particolare, tiene il braccio della gamba in arabesque piegato, mettendo a rischio postura ed equilibrio; dopodiché compie un’altra scelta destabilizzante, cioè cambiare posizione con entrambe le braccia mentre piroetta nel twizzle.

Devo ripeterlo? Massì: i suoi colleghi, anche i più illustri, dopo il 3A stanno per una frazione di secondo scarsa in una simil arabesque con le braccia in una simil seconda e schizzano via, cross-over dopo cross-over.

E torniamo al punto di partenza, all’invenzione di una nuova disciplina. È un’affermazione molto forte, lo so, e io non sono nessuno per farla con certezza: me ne intendo abbastanza di danza classica, meno di pattinaggio e non sono un’esperta con la possibilità di confrontarsi con altri esperti. Eppure ho questa impressione.

Che Yuzu importasse movimenti, passi e posizioni della danza (in primis classica, ma non solo) nel suo pattinaggio lo sapevo da un pezzo, lo sappiamo tutti da un pezzo. Basterebbe un programma come Chopin per rendersene conto. Che Yuzu abbia doti di ballerino straordinarie, anche. Con Roncapu, però, ho la sensazione che Yuzu abbia fatto un passo non solo in avanti, ma addirittura oltre un confine. Non siamo più nel pattinaggio. Siamo in una nuova arte che unisce pattinaggio di figura e balletto.

D’accordo, esiste la danza su ghiaccio, e da sempre i pattinatori eseguono passi di danza, e certo, non è mai stato un mistero che danza e pattinaggio abbiano elementi comuni o molto simili – l’angelo e l’arabesque, per esempio. Tutte obiezioni verissime. Sono però necessarie alcune precisazioni.

La danza su ghiaccio è più che altro un adattamento dei balli da sala al ghiaccio, e sebbene col tempo abbia accolto ritmi diversi da quelli della cosiddetta danza sportiva, è e rimane una disciplina di coppia che, oltretutto, prevede differenze cruciali sia dalla danza classica, sia dalle altre specialità del pattinaggio di figura: niente salti, niente sollevamenti sopra le spalle, pirouettes (i twizzle) e passaggi in singolo rigidamente codificati.

Quanto al singolo maschile o femminile del pattinaggio di figura, sì: ci sono momenti in cui il pattinatore o la pattinatrice balla. Solitamente, però, lo fa da fermo, subito prima della sequenza coreografica; oltretutto, spesso sono passi e movenze ispirati e non veramente importati nel pattinaggio da questo o quel genere di danza. Yuzu a parte, l’unica autentica eccezione che io ricordi fu Oksana Baiul nella stagione 1993-94, quando portò come programma corto Il lago dei cigni e fece sul ghiaccio un fouetté all’italiana: non si limitò a muovere le braccia come ali o a eseguire passi in cui il legame danza-pattinaggio fosse particolarmente ovvio (arabesque, twizzle e simili), ma fece un passo che non apparteneva al pattinaggio, che era solo ed esclusivamente appannaggio della danza classica.

Ecco, Roncapu è così, solo che non si tratta di un unico elemento. Ripercorro a memoria gli elementi di cui ho parlato nei miei #balleticyuzu dedicati a questo programma corto: temps levé, saut de basque en attitude, ballonné, deboulé, pirouette, arabesque, rond de jambe… e se le pirouettes, i ronds de jambe o l’arabesque hanno più o meno degli equivalenti nel pattinaggio, tutto il resto no.

Ripeto: tutto il resto no. Gli altri sono passi (anche molto difficili) che Yuzu esegue esattamente come li eseguirebbe un danzatore, intessendoli però – e ringraziamo per questo anche la coreografa Shae-Lynn Bourne – nella trama di un programma corto del pattinaggio di figura, categoria singolo maschile; il risultato è un unicum che lega senza attriti, in un insieme coerente e coeso, elementi dell’una e dell’altra disciplina.

In definitiva, Roncapu significa non solo una bella iniezione di linfa nuova nel pattinaggio (e Dio solo sa quanto ce n’è bisogno), ma molto di più: significa la realizzazione di qualcosa di nuovo, mai visto; di un’arte complessa, raffinatissima e, per chi non abbia capacità eccezionali nelle due discipline d’origine, inarrivabile o quasi.

Yuzu sostiene di non avere mai studiato danza classica, se non per pochi mesi a Toronto. Può darsi, anche se sembra impossibile; sicuramente, però, osserva i danzatori. Con attenzione. Con passione e intelligenza. Poi li copia. Come faccia a capire in che modo usare il corpo, non ne ho idea. Se c’è una cosa che non è intuitiva, è la danza classica, anzi: spesso per riuscire a fare un determinato passo, bisogna usare muscoli, leve e postura in un modo innaturale, che mai verrebbe in mente se non ci fosse un maestro a spiegarlo. Yuzu, un maestro di danza che gli spieghi come fare le cose, e dove sbaglia se non ci riesce, pare che non ce l’abbia. Quindi come fa? Non lo so proprio. Ma una cosa la so, con una certezza inscalfibile: ci sono grandi danzatori, ci sono grandi pattinatori. E poi c’è Yuzuru Hanyu.

Commovente.

Geniale.

Immenso.