(note a caldo a conclusione dell’ultimo progetto creativo di Yuzuru Hanyū)

di Barbara Waschimps

Era giunto quel tempo della muta e noi non ce ne eravamo accorti.

Per quanto il programma eseguito sulle note di Happy End di Sakamoto in Notte Stellata di quest’anno avesse indicato un cambio di passo nelle scelte espressive di Yuzuru Hanyū, non potevamo arrivare a immaginare la nuova rivoluzione che aveva preparato per noi. Neanche il primo atto di questo solo show, così serrato e magistralmente pattinato come se tutti gli dei dei fili e delle figure fossero sigillati nelle sue lame poteva condurci dove poi saremmo arrivati.

Alla fine del primo tempo di REALIVE – an Ice story project in cui Yuzuru Hanyū ha riavvolto il nastro della sua carriera agonistica e professionistica eseguendo sei programmi densissimi per maturità espressiva, il due volte campione olimpico si congeda dal passato e saluta nelle quattro direzioni il suo pubblico, guardandolo lungamente negli occhi, commosso e fiero. Pubblico che conosce quello sguardo perché glielo ha visto dopo Ten to Chi to ai nazionali giapponesi del 2021. Pubblico che oggi, in arena come da casa, lo ha aiutato a sua volta a salutare il vecchio sé stesso.

Come un animale che cambia pelle il nuovo Yuzuru è in scena dopo l’intervallo con un altro spettacolo, totalmente diverso. Il titolo, impariamo, è Prequel – Before the WHITE. Trenta minuti di impareggiabile bellezza che ai nostri occhi già proiettano Hanyū nel campo delle installazioni d’arte contemporanea. Alla fine scopriremo che, oltre a essere un progetto a sé stante, Before the White è il prologo (il secondo nella sua vita professionistica) della Ice story n.4 e porta il nome del colore che contiene in sé tutti gli altri, il bianco – WHITE, appunto.

Compagni e co-creatori del progetto sono la coreografa Mikiko, regista delle Ice story, e il compositore Marihiko Hara. E coprotagonista di Hanyū qui è sicuramente la musica, che magnificamente espleta la sua funzione diegetica coinvolgendo in maniera continuativa il pubblico dall’inizio alla fine senza pause.

La prima novità è proprio questa: Hanyū ha voluto una colonna sonora composta per l’occasione. O meglio, all’inizio pensava a un solo brano, ma Hara si è innamorato della storia e guardando le linee che Yuzuru disegnava con le dita, immaginandone l’effetto sul ghiaccio mentre lui eseguiva una bozza della partitura, ha finito per comporre tutte le 10 parti (numeri pattinati da Hanyū + sezioni video), di fatto una sorta di suite. Su quel tessuto connettivo si sviluppa la narrazione scritta dallo stesso Hanyū in un’intricata, potente miscela di videoinstallazioni, animazione, project mapping e pattinaggio. Un prodotto che più che nel mondo dell’intrattenimento si colloca in quello artistico, come dicevamo.

Mikiko dichiara sul sito ufficiale lanciato poco dopo la fine dello show: “Quando Hanyū ascolta la musica e approfondisce la sua espressività interiore, assume un aspetto misterioso, come se sentisse i colori con le orecchie e vedesse i suoni con gli occhi.” Yuzuru stesso rafforza la chiave di lettura : “Il mondo è pieno di colori diversi che impariamo a conoscere nel corso della vita. Credo che questo sia ciò che chiamiamo crescita. Le cellule del nostro corpo che percepiscono i colori sono tutte diverse e forse non esistono due persone che vedano esattamente gli stessi colori. Ecco perché il mondo è così bello, pieno di emozioni diverse, e credo che ci sia gioia nello scoprirle e felicità nel condividerle e comprenderle.” (ibidem) e aggiunge nel corso di un Q&A: “Il protagonista, proveniente da un mondo monocromo, man mano arriva a conoscere i colori del mondo esterno. Attraverso vari incontri e viaggi scopre quel mondo e nascono varie emozioni: questo è il tipo di storia che volevo raccontare.”
La metafora del colore come differenza nella percezione della realtà a seconda delle persone è un concetto che Hanyū, da frequentatore delle neuroscienze, aveva già esplicitato altre volte e inserito nello show GIFT:

screenshot da GIFT – courtesy Martina Frammartino

Si era spinto anche ad affermare che lui stesso si sentiva come uno specchio delle percezioni che variano da persona a persona: “Quando guardiamo un oggetto la lunghezza d’onda della luce riflessa entra nei tuoi occhi e il cervello la processa e la riconosce come colore. Similmente ciò che una persona percepisce nelle mie performance e nelle mie parole è quello che solo lei può vedere. Come se la sua propria luce si riflettesse attraverso di me, quale specchio o medium, permettendole infine di rivedersi di nuovo.” (cfr: A solitary driving force, backstage video per Aera, 2023)

Alla fine dello show di domenica, Hanyū racconta al pubblico che il protagonista scopre tanti colori tra cui il ciano, il magenta e il giallo ( il modello CMY). Marihiko Hara compone per lui dei brani dal forte impatto sonoro e li declina seguendo quei colori primari, che si vanno a combinare con gli effetti scenici. C’è stato chi ha subito fatto notare sui social un concetto collegato al brano Magenta Paradox: “Un’idea affascinante proveniente della teoria del colore e delle neuroscienze. Il magenta non esiste come un’unica lunghezza d’onda della luce, eppure la percepiamo chiaramente. Il paradosso mostra che il colore non è solo fisica ma percezione.”

il modello CMYK, fonte Wikimedia

.Note sullo show

Nel buio della Sekisui Heim Super Arena di Rifu troviamo Hanyū in un costume grigio da viandante immerso in una dimensione desolata mentre sul jumbotron a otto facce vediamo una sorta di pianeta danneggiato da cui proviene un personaggio che andrà man mano formandosi e acquisendo colori. Le luci che si alternano sono il blu, il rosso e il giallo, generati da una goccia iniziale color magenta.

Yuzuru interpreta sul ghiaccio le emozioni del protagonista, il suo doppio animato, e la seconda novità di questo show è che smette di essere anche il narratore della storia. Non sentiremo la sua voce fuori campo, caratteristica da GIFT in poi, fin dopo i titoli di coda. E’ la musica a rivestire quel ruolo adesso. Per contro Yuzuru non esce mai dal ghiaccio anche quando apparentemente lo perdiamo di vista, altra novità. È al servizio della storia per l’intera durata.

Il personaggio dai capelli blu lungo il cammino di scoperta del mondo e dei suoi colori ne incontrerà un altro, a forma di cristallo, che diventerà il suo compagno. Seguendo una sinossi proposta dai media, “Il ragazzo riceve una ‘luce calda’ dal cristallo. E l’acqua scorre attraverso la desolata landa deserta, e germogliano vegetazione e alberi. Il mondo in cui viveva il ragazzo si riempie di colore. (…) I due esplorano felicemente il mondo sottomarino e altri luoghi. Salgono delle scale, un gradino alla volta. Con piccoli passi, salgono con passo fermo e diligente. Sono le scale della crescita. I due sembrano trovarsi sott’acqua, ma le scale conducono nello spazio. Anche nello spazio, il personaggio simile a un cristallo precede il ragazzo.” Tuttavia, a un certo punto il piccolo cristallo esplode, lasciando il protagonista disperato a cercare di raccoglierne i frammenti.

I personaggi al momento in cui scriviamo non hanno un nome, e nei principali crediti che ha postato Hanyū stesso su X non viene indicato un artista in particolare a capo delle animazioni. Dai titoli di coda apprendiamo che sono il frutto del lavoro creativo della Lunadigi (design), DotINK (modeling), CafeGroup (animation) mentre per tutto ciò che riguarda la produzione video come per gli altri solo show è pertinenza della GEEKPICTURES.

Le coreografie (su cui scriverà sicuramente Alessandra Montrucchio) sono frutto della rodata ditta Hanyū x Mikiko. E’ probabile, ora che le Perfume sono in una fase di iato, che la collaborazione con  Yuzuru sia diventata più centrale. Al momento non ci sono ancora dettagli; Hanyū si è ben guardato dal dare qualsivoglia informazione relativa al progetto, segno che i particolari verranno svelati a tempo debito nelle prossime uscite editoriali. Ma sul parossistico quadro di Still in Motion lui ha rivelato qualcosa. È l’unico segmento in cui si fa grande uso dello spazio a livello scenico, e Yuzuru interpreta una serrata coreografia attraverso enormi strisce di tessuto che scendono dall’alto e che riprendono l’elemento del vento. Hanyū sembra affrontarle, schivarle, cercando di resistervi. Ci dice anche che era molto teso perché non ha potuto provare questa scena fino all’ultimo, cioè finché tutti i preparativi erano stati completati. Peraltro il rapporto di Yuzuru con le tecnologie messe in opera nelle Ice story si raffina qui ulteriormente . Non sono solo complementari o speculari. Il tipo di danza espresso consente di interagire sempre di più con esse, qualcosa che avevamo già visto nella seconda parte di Echoes of Life, frutto del training di Mikiko che è adusa coreografare immagini virtuali, oggetti, finanche droni.

.La colonna sonora originale 

Chapeau a Hanyū che con un colpo da maestro ha scelto Marihiko Hara tra una serie di possibili compositori. Sulla rampa di lancio internazionale, anche gli italiani familiarizzeranno a breve con il suo nome in quanto il 30 aprile uscirà nelle nostre sale Kokuhō (National Treasure), il film campione d’incassi ognitempo in Giappone incentrato sul mondo del teatro kabuki e diretto da Lee Sang-il. La musica composta da Hara ha vinto i Japan Academy Awards come miglior OST e come miglior canzone. Ma il suo percorso presenta altri dettagli interessanti per noi. Hara non si forma come musicista in modo tradizionale. Racconta in un intervento sul sito dell’Alma mater, la Kyoto daigaku, che il suo sogno di diventare musicista prese forma dopo aver ascoltato la musica di Ryūichi Sakamoto ai tempi delle medie; poi però le cose andarono diversamente e fece altri studi. Solo molto più tardi inizierà a lavorare con i suoni in forma sperimentale e si applicherà alla musica elettronica. Sarà proprio il Professore a invitarlo nel 2014 per una sessione di improvvisazione, e in seguito ritroveremo entrambi nel collettivo Dumb Type che rappresenterà il Giappone alla Biennale di Venezia 2022. Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro, avendo noi assistito solo un mese fa alla collaborazione tra Yuzuru Hanyū e la Tōhoku Youth Orchestra, che in Notte Stellata 2026 ha eseguito le musiche di Ryūichi Sakamoto. Evidentemente il desiderio di esibirsi su composizioni più sperimentali è qualcosa che ha lavorato in Hanyū in questi lunghi mesi di recupero fisico, e l’influenza del Professore ha messo radici nella sua sensibilità.

Marihiko Hara, facendo ricorso alle molteplici esperienze musicali che spaziano dal classico post-moderno all’elettronica, crea per Prequel differenti luoghi e strati emotivi che si susseguono con fluidità. L’alternanza di contemporaneo e motivi impressionisti e sinfonici (cfr. Still in Motion e Chroma) testimoniano la legacy del Professore nei musicisti più giovani. Hara fa un grande uso della musica noise per poi combinarla con suoni più rotondi, creando continui contrappunti che hanno un forte impatto emotivo ed esaltano la coreografia.

La compiutezza e la compattezza di una suite composta ex novo da un unico artista toglie all’autore Hanyū il bisogno di essere didascalico (come si è detto non udiamo più la sua voce fuori campo) e al contempo gli concede di essere più organico, non dovendo più costruire una storia che debba combinare i programmi nuovi con quelli del passato, ma diventando egli stesso la storia, creando una rappresentazione del protagonista vivificata dai riflessi dei colori che gli si rivelano. La libertà di poter costruire una narrazione completamente da zero permette d’altro canto all’interprete Hanyū di sperimentare maggiormente le proprie possibilità espressive.

La setlist di Prequel è la seguente:

Video 1: A Quiet Chaos
M1: Before the WHITE
M2: Magenta Paradox
Video 2: Realive Interlude
M3: Tiny Yellow
Video 3: Awaking
M4: Still in Motion
M5: Chroma
Ending: Hiss Coda
M6: Curtain Call

.To be continued

Prequel si chiude con Yuzuru che incarna la disperazione dell’aver perso il bene per lui più prezioso (unica descrizione che Hanyū concede sul significato del personaggio-cristallo). Dopo, partono i titoli di coda. E, in coda alla coda, dà indizi sulla prossima Ice story: il protagonista viene inghiottito da un mondo che collassa, simile a quello che abbiamo visto all’inizio, per poi ritrovarsi immerso in uno spazio bianco, al cospetto di un museo. To be continued

Inutile dire che in futuro una versione in realtà aumentata della Ice story n.4 potrebbe tranquillamente tenersi in qualsiasi luogo, come avvenuto per il progetto Kagami di Sakamoto con Tin Drum e Todd Eckert che ha fatto il giro dei musei del mondo a partire dal 2024. Ovviamente oggi ogni speculazione è accettata ed erronea insieme, ma un occhio alle ultime installazioni delle stesse Perfume sotto la direzione di Mikiko ci dice che ci sono tutte le competenze per far sì che si possa avere una presenza virtuale di Hanyū presso sedi istituzionali consone alla grandezza del personaggio, rispetto alle normali mostre fotografiche – che peraltro si tengono soltanto in Giappone.

Yuzuru Hanyū lascia la strada vecchia per la nuova. Una sfida che comprensibilmente temeva. Ma l’entusiasmo del pubblico dimostratogli durante la passerella finale ha dissipato ogni dubbio. Come sempre aveva ragione lui – e la sua sensibilità artistica maturata in questo lungo periodo lontano dalla scena fatto di studio della danza, delle materie che ama, di musica. Yuzuru Hanyū è cresciuto a dismisura in pochi mesi, e ha scelto di non stagnare nel mondo superficiale dell’entame (intrattenimento) giapponese in cui un pattinatore rischia di essere percepito né come artista né come atleta; ha scelto di scrollarsi di dosso le pastoie, e di consolidare il suo status alzando ancora una volta il livello. Ha scelto con fiducia rinnovata nella propria sensibilità di proiettarsi in un’atmosfera più rarefatta in cui altri grandi artisti nipponici brillano di luce propria. In una sola parola, immenso.

Era giunto quel tempo della muta e noi non ce n’eravamo accorti. Ora però lo abbiamo capito.

Benvenuti nella terza fase del G.O.A.T.