di Martina Frammartino
(English version here)
La prima immagine è quella della conferenza stampa del 19 luglio. Quel giorno, ci ha raccontato poi Hanyū, era “pitch black”, nero come la pece. La decisione di lasciare le gare era maturata nei mesi precedenti, dopo anni in cui si era interrogato sul suo futuro, in cui aveva desiderato abbandonare un circuito agonistico che gli stava sempre più stretto, ma che continuava a irretirlo. C’erano medaglie da vincere, la nazione da rappresentare, un salto da conquistare, l’orgoglio di seguire sempre e comunque il suo cammino. Fino al momento in cui ha detto basta.
Cosa rimane di un atleta, quando lascia il suo sport? Può ancora definirsi atleta? E ha ancora qualcosa da dare al pubblico? Hanyū credeva di sì. Dentro di sé era convinto di avere ancora tanto, e desiderava condividere ciò che c’era dentro di lui con chi aveva seguito il suo percorso, ma i suoi fan avrebbero continuato a seguirlo? Questo non lo sapeva, non poteva saperlo.
C’erano stati segnali. Agli ultimi Giochi olimpici era arrivato quarto. Dopo otto anni non era più il campione olimpico in carica, dopo sette anni e mezzo e 31 gare consecutive – 34 se contiamo le gare di squadra – per la prima volta non era riuscito a salire sul podio. Eppure il pubblico non lo aveva abbandonato, anzi, si era stretto ancora di più intorno a lui. Come avrebbe reagito ora il pubblico? Hanyū avrebbe rivisto quelle arene piene in cui era stato protagonista assoluto durante gli anni delle gare? La visione della Saitama Super Arena gremita di pubblico, subito prima del libero che gli era valso il suo sesto titolo nazionale, lo aveva portato alle lacrime. E ora?
Dopo la conferenza stampa, e alcune interviste rilasciate a testate specializzate, Hanyū aveva aperto il suo canale YouTube, e la prima risposta da parte del pubblico era arrivata dalle centinaia di migliaia di persone che, nel giro di pochissimo tempo, avevano iniziato a seguire il uo canale. Un paio di brevi video, uno contenente tre salti e una trottola, un allenamento trasmesso alla presenza della stampa e in diretta internet, con oltre 100.000 persone collegate. Quindi Introduzione e Rondò Capriccioso pattinato per 24-hour TV, come da lunga tradizione, alcuni impegni televisivi o di rappresentanza, e un altro video con due programmi, Change, un suo programma storico, e Dreamy Aspiration, un programma nuovo coreografato da lui stesso. E l’annuncio del suo primo solo show, Prologue.
Il suo primo solo show. Io mi sono chiesta come fosse possibile realizzare un solo show. Doveva certamente esserci qualche minuto di intervallo per consentirgli di cambiarsi e di rifiatare, probabilmente qualche minuto coperto da video, ma a parte immaginare questa soluzione, non avevo idea di cosa potesse fare Hanyū. Di come potesse reggere a livello atletico per un arco di tempo lungo come quello di uno show. Di cosa potesse raccontare, lui da solo, perché lo show non fosse solo una successione di programmi (anche bellissimi) scollegati l’uno dall’altro. Di come potesse pensare che questo fosse il suo primo solo show. Perché, aveva intenzione di realizzarne altri? Ma davvero? Cosa pensava di fare? Per me si è trattato di attendere per scoprirlo. Per lui era diverso.

Per lui era un azzardo. I fan lo avrebbero seguito? Ha prenotato due arene, la Pia Arena di Yokohama e Flat Hachinohe. Due giorni per città, anche se poi a Hachinohe ha aggiunto un terzo spettacolo perché le richieste di biglietti erano troppe per poterle soddisfare tutte. La Pia Arena è grande. Quanti show non riempiono arene di un paio di migliaia di posti? Lui, in entrambi i giorni, ha avuto il tutto esaurito con 7.900 persone, ma solo perché non era proprio possibile far entrar altre persone, perché sono molti coloro che non hanno vinto il biglietto tramite quella lotteria con cui lui regolarmente vende i biglietti per dare a tutti le stesse possibilità di assistere a un suo show. Il secondo dubbio riguardava la sua tenuta fisica. Hanyū dà sempre il massimo. Sarebbe riuscito ad arrivare in fondo in uno show lungo un’ora e mezza? Sarebbe riuscito a farlo in uno show molto più lungo come Gift? Perché anche se noi non lo sapevamo, contemporaneamente a Prologue lui stava lavorando su Gift, e sicuramente i dubbi che attraversavano la sua mente erano molti. Gli spettatori avrebbero gradito i video e la parte in cui si ferma a chiacchierare? E i sei minuti di riscaldamento?
Recentemente ho letto un’intervista che risale all’epoca di Continue with Wings. Era il 2018, lui aveva appena vinto il suo secondo oro olimpico, e nell’occasione aveva deciso di produrre uno show celebrativo. Hanyū ha pattinato poco, la sua caviglia era ancora infortunata, e a esibirsi sono stati altri pattinatori che in modi diversi erano stati importanti durante la sua carriera. E, in un’intervista, Hanyū aveva dichiarato che gli sarebbe piaciuto inserire un warm up all’interno di uno show. Lo avrebbe fatto oltre quattro anni più tardi, ma l’idea c’era già all’epoca. E chissà per quanto tempo altre idee hanno attraversato la sua mente, e lui ci ha giocato, rielaborandole, magari scartandole, o trasformandole completamente, prima di arrivare alla formula che abbiamo visto.
Guardato con il senno di poi, Prologue sembra uno show semplice. Ma abbiamo quest’impressione solo perché dopo Prologue Hanyū ha fatto Gift, Re_Pray e Echoes of Life, show uno diverso dall’altro, ciascuno un passo avanti in un percorso che spero andrà avanti ancora per molti anni. Quella di Prologue è la storia di Hanyū. Ho già commentato lo show all’epoca, anche se ci sarebbero tante altre cose da dire. Lo show inizia con la conferenza del 19 luglio. Poi c’è il passo indietro, il motivo per cui la conferenza stampa di un atleta che dà l’addio alle gare è tanto importante: il secondo oro olimpico. Hanyū inizia con il warm up, perché è con il warm up che iniziavano le gare, e poi presenta il programma libero con cui ha scritto la storia del pattinaggio. Con quel programma aveva già distrutto il codice dei punteggi nell’autunno del 2015, nel 2018 ha riproposto Seimei ai Giochi olimpici e si è definitivamente posto come il più grande pattinatore di tutti i tempi. Non solo per il numero di successi, ma anche per il modo in cui ha vinto, per ciò che ha fatto in pista. La versione di Prologue è lievemente diversa, il programma è un po’ più corto rispetto al programma di gara e contiene tre tripli axel, una deliberata infrazione alla Zayak rule come dichiarazione del fatto che lui non è più vincolato dalle regole e che ormai è solo lui a decidere il suo cammino. Solo dopo aver presentato i due snodi fondamentali della sua carriera Hanyū torna dall’inizio e ripercorre la sua storia agonistica attraverso una commistione di programmi interpretati in pista e video proiettati sul megaschermo.
Di alcune difficoltà ha parlato, i problemi legati ai diritti sulle musiche da lui utilizzati, il lavoro fino all’ultimo momento per realizzare i video, l’inizio della collaborazione con Mikiko e altri professionisti che lo avrebbero aiutato a trasformare i suoi progetti in opere compiute. Il tono è colloquiale, Hanyū e i suoi fan, con cui interagisce tramite un braccialetto luminoso, ma il contenuto tecnico è importante. E soprattutto è importante ciò che è Prologue. Prologue è un punto di rottura sotto molti aspetti. È un modo nuovo di fare uno spettacolo di pattinaggio su ghiaccio. Non è una strada che altri possano seguire, non ci sono altri pattinatori in grado di riempire le arene come le riempie Hanyū, e non ci sono altri pattinatori in grado di pattinare a un livello tecnico così elevato per un tempo così lungo. Però è la dimostrazione che si può creare, si può fare qualcosa di nuovo. Bisogna essere dei visionari e lavorare come dannati, ma è possibile. Prologue ha introdotto il warm up, le proiezioni sul ghiaccio – vere proiezioni che dialogano con l’atleta, non semplici riflettori colorati –la storia unica, l’intreccio fra video e programmi eseguiti dal vivo, la tensione delle gare che integra l’aspetto artistico, il ruolo del pubblico non come semplice spettatore passivo ma come parte dello spettacolo. Piccoli semi, che daranno vita a quella storia meravigliosa che si sta dipanando nelle Ice stories.
Tre anni fa Hanyū ha presentato per la prima volta uno spettacolo straordinario. Eppure per lui era solo il prologo.